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Psicologia di base


immagine presa dal web


Sono passati due anni dall'inizio della pandemia legata al covid19 e se l'emergenza sanitaria, prima, e quella economica dopo sono state sotto gli occhi di tutte e tutti e sotto i riflettori delle televisioni e sulle prime pagine dei giornali, un'altra e più nascosta emergenza è stata trattata con meno attenzione. Stiamo parlando dell'emergenza psicologica, che sta facendo ancora oggi danni incalcolabili alla società che viviamo.

Non è un caso che proprio indagini statistiche hanno dimostrato come sempre più persone sentano l'esigenza di confrontarsi e magari iniziare un'analisi da una/o psicologa/o. Detto ciò rimane il problema della quasi totale assenza di attività di supporto psicologico nelle asl e nella medicina pubblica, un problema che poi allontana molte persone che per motivi economici, magari devono rinunciare alla terapia. In questo contesto, ci è apparso sconfortante, quindi, quello che è successo a fine anno, quando in fase di approvazione della legge di bilancio era stata presentata una proposta di sussidi e aiuti al fine di avvicinare la popolazione verso la psicologia, il cosiddetto "bonus psicologo" è stato infatti bocciato ina fase successiva. In questo momento sono le regioni che stanno cercando di metterci una pezza, come Lombardia e Campania che hanno (o stanno per) approvare la figura dello psicologa/o di base.

Non tutte le persone hanno la possibilità economica di prendersi cura della propria salute mentale e, proprio per questo, dovrebbe diventare una questione prioritaria del presente e del futuro.

Ed è importante evidenziare come questo problema non sia un fatto privato, ma una questione pubblica che non può più aspettare.

Oggi parliamo di tutto ciò e lo facciamo con chi nel campo ci lavora, ovvero la psicologa Alessandra Caravella.



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